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Circolare Fiscale: "Direttiva 2000/35/Ce"

Ottobre 2002 a cura della Dott.ssa Cinzia Zamberlan
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Editoriali Fiscali

 

Il decreto legislativo approvato in via definitiva dal Consiglio dei Ministri il 20/09/2002 dà attuazione alla Direttiva 2000/35/Ce. Mira a eliminare gli eccessivi ritardi nell’adempimento delle obbligazioni pecuniarie nelle transazioni commerciali, che colpiscono in particolare le piccole e medie imprese, e crea un quadro giuridico volto a scoraggiare i ritardi di pagamento e a fare in modo che i creditori pagati in ritardo abbiano diritto ad un adeguato risarcimento.

La direttiva e le nuove regole introdotte dal decreto si applicano a tutti i contratti conclusi dopo l’8 di agosto 2002, fatte salve le vigenti disposizioni del Codice Civile e delle leggi speciali che contengono una disciplina più favorevole per il creditore.

Le nuove disposizioni scattano per tutti i rapporti commerciali che implicano un prezzo e sono applicabili a tutti i contratti tra imprese e tra imprese e la Pubblica Amministrazione. La novità introdotta da tale decreto è proprio che gli interessi moratori si applicano a tutte le attività di impresa.

Il decreto stabilisce che il creditore ha diritto alla corresponsione degli interessi moratori, salvo il caso che il debitore dimostri che il ritardo nel pagamento del prezzo pattuito è stato determinato da una causa a lui non imputabile (cioè la norma impedisce il decorrere degli interessi se il debitore è in una situazione di impossibilità derivante da fatti esterni).

Gli interessi decorrono automaticamente dal giorno successivo alla scadenza del termine per il pagamento. Se il termine non è stabilito nel contratto, gli interessi decorrono automaticamente (senza la costituzione in mora tramite raccomandata  o altro atto che intimi di pagare) alla scadenza del termine legale di:

  • 30 giorni dalla data di ricevimento della fattura da parte del debitore o di richiesta di pagamento di contenuto equivalente;

  • 30 giorni dalla data di ricevimento delle merci o dalla data di prestazione di servizi, quando non è certa la data di ricevimento della fattura o della richiesta equivalente di pagamento;

  • 30 giorni dalla data di ricevimento delle merci o dalla prestazione di servizi, quando la data in cui il debitore riceve la fattura è anteriore a quella di ricevimento delle merci o delle prestazioni di servizi;

  • 30 giorni dalla data dell’accettazione o della verifica eventualmente prevista per legge o dal contratto ai fini dell’accertamento della conformità della merce o dei servizi alle previsioni contrattuali;

  • 60 giorni dalla consegna o dal ritiro dei prodotti per i contratti aventi ad oggetto la cessione di prodotti alimentari deteriorabili.

Termini diversi possono essere stabiliti tra le parti, purché risultino da accordi scritti e rispettino i limiti dei concordati sottoscritti dal Ministero delle Attività Produttive e dalle organizzazioni  maggiormente rappresentative a livello nazionale.

Il saggio di interesse sarà dato dal tasso legale (tasso di riferimento della Banca Centrale Europea) maggiorato di 7 punti. Nel caso di prodotti alimentari deteriorabili sarà maggiorato di ulteriori 2 punti ed inderogabile. Il saggio di interesse sarà rivisto ogni sei mesi e sarà pubblicato al netto (senza i sette punti di maggiorazione) sulla Gazzetta Ufficiale. È sempre fatto salvo il diverso accordo tra le parti.

Il creditore ha diritto al risarcimento dei costi sostenuti per il recupero delle somme non tempestivamente corrispostegli. L’importo delle spese ha come parametro le tariffe degli avvocati in materia stragiudiziale (cioè quelle per i contratti e gli accordi). Oltre al recupero dei costi il creditore può chiedere anche il risarcimento del maggiore danno (quale ad esempio il danno subito a causa della carenza di liquidità derivante da ritardi nella riscossione). Questo risarcimento non spetta se il debitore che paga in ritardo dimostra che il ritardo non sia a lui imputabile.

Le parti possono concordare termini diversi da quelli che ruotano intorno ai 30 giorni, ma rischiano una condanna se lo squilibrio tra i termini di pagamento è iniquo. Per definire iniquo un trattamento riservato ad un creditore il decreto usa il principio di eguaglianza, nel senso che il debitore deve trattare il proprio creditore con lo stesso metro che applica quando egli è creditore.

Il creditore può ottenere con procedura abbreviata che il decreto ingiuntivo venga emesso dal tribunale entro 30 giorni, con ordine di pagare entro un termine che può essere ridotto fino a 20 giorni. Se il debitore contesta solo alcune voci o alcune somme dovute, il decreto ingiuntivo può essere eseguito per la parte non contestata, quindi vi può essere il pignoramento per la riscossione coattiva.

Ottobre 2002

 

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